Alla sua uscita blade runner divise la critica e deluse al botteghino, ma la sua ascesa a film di culto negli anni è stata costante e implacabile, relegandolo di diritto nell'olimpo delle opere intoccabili e perfette. Ora dopo più di trent'anni arriva al cinema il suo seguito ufficiale che intende riportarci in quel futuro distopico e decadente, alla caccia di replicanti da ritirare. Questo seguito come il suo predecessore sta dividendo i pareri e deludendo al botteghino; il grande pubblico si sa non ama particolarmente film di questo genere, eccessivamente lunghi, ermetici e con poca azione, meglio l'ennesimo transformers. Ovviamente anche gli irriducibili fan fondamentalisti del primo film, dotati di violenza verbale facile, non sono tutti convinti del risultato, trincerati dietro una venerazione che considera il primo film un capolavoro senza tempo e ogni possibile sua reiterazione un sacrilegio. Io credo che il modo giusto di approcciarsi alla visione del nuovo film sia quello di considerarlo un capitolo di una storia ambientata nello stesso mondo di blade runner, con collegamenti a luoghi e personaggi del vecchio film ovviamente, ma di guardarlo come opera in sé, senza scomodi paragoni e godendosi lo spettacolo.
E in questo modo il film di Villeneuve acquisisce tutto un altro sapore. La trama in fondo è abbastanza semplice: K è un androide in forza al dipartimento di polizia di Los Angeles, incaricato di trovare e ritirare gli androidi di vecchia generazione che ancora vanno a spasso per la terra. Il suo cammino lo porta a scoprire segreti che sembrano coinvolgerlo personalmente, arrivando a mettere in dubbio le sue stesse origini di androide. Ma è la forza con cui il regista ha saputo mettere tutto in scena che lascia senza fiato; come nel primo film è la sua peculiare estetica a dominare e domare tutto, e su cui tutto è costruito. La fotografia fredda e sporca rende tutto malinconico e lento, ma parliamo di un tipo di lentezza mai asfissiante, che è anzi funzionale e necessaria al tipo di storia che si vuole rappresentare, risultando il modo più puro possibile di raccontare questa storia.
La musica ( Hans Zimmer) potente e bellissima rafforza una sensazione di forza e maestosità del tutto, risultando per contrasto ancora più efficace nei suoi silenzi, in cui ci si perde in scorci scenografici sempre bellissimi, siano essi luoghi chiusi, interni di edifici o enormi vedute di paesaggi. Anche gli attori sono in accordo con questa sensazione di maestosa malinconia, portando una recitazione lenta e profonda fatta di sguardi e silenzi, e accelerando dove la trama lo richiede. Ryan Goslind interpreta l'androide K con poche espressioni, ma tutte cucite perfettamente sul suo personaggio, e così anche Jared Leto nei panni quasi religiosi del suo Mr. Wallace. Una nota di merito per la bellissima e bravissima Ana de Armas che interpreta Joi, l'intelligenza artificiale innamorata di K: bellissima, ma badate non nel modo banale e scontato a cui ci hanno abituato quintali di film idioti, ma dotata di una bellezza che oserei definire comunicativa e interiore, non so spiegarmi meglio ( pur essendo notevolmente bella in effetti).
Ci sono scene di azione, non molte, e sono tutte ben fatte e contestualizzate al meglio, per fortuna non messe li giusto per mostrare muscoli e chiappe in primo piano. Blade runner 2049 è un film che lascia dentro tante sensazioni e porta a porsi domande sul destino della razza umana, sui suoi innumerevoli difetti e su un futuro che può facilmente prendere la piega sbagliata; un film da rivedere più volte, che forse non diventerà un cult come il suo predeccessore, ma alla fine chissene... Insomma credo che il cinema moderno abbia davvero bisogno di film del genere ed è un vero peccato che gli incassi non siano altissimi, ma questo credo sia un risultato prevedibile. E niente questo è uno di quei film che fanno epoca e che chiunque dovrebbe vedere al cinema, per meglio apprezzare il suo stupefacente comparto visivo e audio; forse esagero ma Villeneuve ha fatto vera e propria arte visiva. Punto.





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