Tra non molto il pagliazzo più terrificante del cinema tornerà a inquietare di nuovo i nostri sogni, con l'imminente arrivo nelle sale del nuovo film tratto dal romanzo "IT" di Stephen King. In realtà questo sarebbe il primo vero film in senso stretto dedicato a quel libro, visto che la miniserie a esso dedicato nel 1990 era appunto una miniserie divisa in due parti pensata esclusivamente per la tv; oggi mi vorrei soffermare proprio su quest'ultima.
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| "Ma davvero non hai altri giocattoli?" |
Si era appena usciti dagli anni ottanta, un periodo in cui il cinema regalava emozioni fatte su misura per i piccoli fanciulli di allora; tutti noi avevamo seguito e in un certo senso fatto parte della banda di ragazzini dei Goonies, ci eravamo tutti sentiti un po' Atreyu, protagonista de la storia infinita, in sella al suo fido Artax, che non ne voleva più sapere di uscire dalle sabbie mobili (da allora per tutti noi diventato quello "stupido stupido cavallo", da dire con rigorosissimi occhi lucidi) e avevamo un po' (tanto) invidiato il giovane David, protagonista del film Navigator, che pilotava una superbellissima navicella aliena con tanto di intelligenza artificiale adorabile e stronza di nome Max. E potrei continuare per ore, citando molti altri film magari meno conosciuti ma dal sicuro appeal sui ragazzini di allora ( A scuola di mostri, Non aprite quel cancello e altri ancora, più o meno famosi) Mancava all'appello un film che offrisse tutto questo ma declinato in salsa horror. E it riempì perfettamente questa lacuna. Il canovaccio in fondo era sempre quello: un gruppo di ragazzini generalmente ai margini della società, perennemente perseguitati da bulli vari e ignorati dalle famiglie, che si univano in gruppo contro minacce che gli adulti non prendevano mai in considerazione.
It era ambientato a Derry, piccola quanto classica e sonnacchiosa cittadina americana, e ci metteva di fronte alla "banda dei perdenti", formata da sei ragazzi e una ragazza, inevitabile oggetto del desiderio di alcuni membri del gruppo (e qui il libro in realtà calca molto di più la mano). Il povero Georgie, fratellino di un componente della banda (evidentemente bambino a cui i genitori non compravano mai giocattoli vista la sua fissa per le barchette di carta -!-) viene ucciso dal pagliazzo Pennywise che da quel momento in poi prende a perseguitare il resto della banda, facendo leva sulle loro paure più intime, figlie quasi sempre di varie problematiche familiari. Il film era diviso in due parti, con la prima, quella decisamente meglio riuscita, che mostrava la lotta della banda dei perdenti ancora ragazzini negli anni sessanta e la seconda parte ambientata trenta anni dopo con i componenti della banda ormai cresciuti, ognuno con la propria vita, quasi tutti andati via da Derry, Vedere It a quei tempi era qualcosa di davvero speciale: al suo interno si trovavano tutti quegli ingredienti tanto cari al cinema di avventura per ragazzi: l'emarginazione di un gruppo, la scoperta di valori importanti e la ritrovata consapevolezza di qualità interiori prima insospettabili; il valore del sacrificio e dell'amicizia e spesso anche l'amore, nella sua prima e più pura manifestazione. Ma It aggiungeva un ingrediente non ravvisabile altrove: tanto orrore, tanto sangue, e soprattutto la figura di Pennywise, il clown magistralmente interpretato da un iconico Tim Curry. Probabilmente Pennywise rappresenta il primo pagliaccio da cui ha poi preso piede in tutto il mondo la famosa avversione moderna ai clown, altrimenti nota come coulrofobia (a onor del vero fobia con radici ottocentesche). It ha rappresentato per anni il simbolo del male beffardo, che uccide e ghermisce le sue vittime con scherno e terrore, e la sua ombra sinistra è arrivata ai nostri giorni con la decisa nomea di cult, che infine ha dato vita al progetto del nuovo film in uscita. A vederla oggi è una serie non invecchiata benissimo e in alcuni punti può suscitare tenerezza anziché paura, quindi credo che la scelta di farne una sorta di remake per il pubblico di oggi sia un modo anche di rendere giustizia ad un'opera letteraria di sicuro impatto; oltre ovviamente a battere cassa in modo alquanto facile facendo leva sul fattore nostalgia che ha investito tutti gli over trenta in questi ultimi anni. Il film in uscita sembra aver mantenuto gran parte delle promesse, facendo registrare incassi record oltreoceano e quindi la voglia di vederlo ora è ancora più alta; anche se nella mia memoria nessuno potrà mai sostituire il ghigno malefico dell'originale pagliazzo made in '90.
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| Quello nuovo. Non so, non mi convince ancora |




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