martedì 7 novembre 2017

It 2017



Entro in sala un po' emozionato, in fondo ho dei ricordi molto forti legati a It e al periodo in cui lo guardai la prima volta (se ne parlava qui); inoltre avevo quasi la stessa età dei ragazzini della banda dei perdenti. Ora sono seduto in sala con accanto mia figlia della stessa età della Beverly del film, per uno stranissimo effetto inception.


"Aspettate un attimo che adesso vi spavento. Solo un attimo che sto stretto qui"


Le aspettative sono alte ma non troppo; ho paura che il film sia stato fatto troppo su misura per il pubblico di oggi e in fondo il look del nuovo Pennywise non mi ha ancora convinto: troppo palesemente mostruoso per risultarmi inquietante. Il film comincia. Buio in sala. La prima sequenza è quella che vede in scena la dipartita del piccolo Georgie e il nostro primo incontro con il pagliaccio ballerino: credo sia la scena più spoilerata della storia del cinema, ma tant'è. Il film fa un balzo in avanti di un anno e ci introduce ai giovani protagonisti. Manca totalmente la sensazione di un ricordo di un'estate, quella malinconia tipica di King nel rappresentare la difficoltà di diventare adulti e la triste consapevolezza del tempo che passa inesorabile. E niente voce narrante. Non si percepisce mai il forte legame che unisce i componenti del gruppo; tutto sembra improvvissato e tirato per i capelli. Grandi amicizie attaccate con lo sputo. Il primo tempo passa davvero in fretta con un Pennywise che a più riprese prova a spaventarci senza successo, ricorrendo spesso al più bieco uso del jumpscare cinematografico. Non funziona. Mai.
"ora basta. ora tiro fuori i palloncini"

Attendo speranzoso un secondo tempo che possa provare a portare il film sui binari giusti. Intanto vedo mia figlia abbastanza presa dal film, forse su di lei gli jumpscare hanno funzionato; mi chiede i popcorn, forse anche un modo per allentare la tensione, vai a sapere. Torna appena in tempo per il secondo tempo. Vediamo i protagonisti che hanno già preso tutti consapevolezza della terribile entità che li perseguita, cosi, all'improvviso che siamo già al secondo tempo e non abbiamo tempo di parlarne troppo tra di noi; qualcuno lo chiama già It e fa strano, almeno in italiano, in inglese credo che suoni più normale la cosa. In men che non si dica si organizzano per andare letteralmente a stanare It e tra una scazzottata e un vaffanculo rifilato ai bulli più insipidi della storia del cinema, senza tralasciare una serie di battute stupide e fuori luogo, il piano prende forma. Ci avviamo al gran finale con It che prova ancora a farci saltare sulla sedia, senza ovviamente riuscirci, prima di essere preso a calci pesanti nel culo da una banda di bambini che non hanno la minima paura di lui ormai (giustamente).
"Sul mio onore almeno una volta vi devo spaventare!"

Giusto il tempo di dare un'occhiata a cosa intendesse il clown ballerino con "galleggiano tutti" e il cattivone batte in ritirata ma tanto torna tra 27 anni lo sanno anche le mie scarpe. E niente esco dalla sala alquanto deluso; non mi aspettavo un horror, in fondo It non è mai stato una di quelle storie scritte per incutere paura, ma piuttosto un romanzo di formazione con venature horror se vogliamo, in cui si guarda da vicino la difficoltà di crescere di un gruppo di ragazzi che hanno la consapevolezza di vivere nel bene e nel male un periodo della loro vita che non tornerà più, con tutte le tonnellate di malinconia che questa presa di coscienza si porta appresso; e la parte in cui sono grandi mette in mostra tutti i fallimenti e le tristezze che comporta essere adulti, in cui la speranza della fanciullezza ha lasciato posto ormai a una cupa consapevolezza della vita. La comparsa e la ricomparsa dell'entità It è forse quel brivido, in tutti i sensi, che manca nella vita dei protagonisti, sia da bambini che da adulti. Il film per la tv degli anni 90 sapeva mettere in scena tutte queste emozioni in maniera molto più efficace, e pur dal basso del suo risicato budget dava allo spettatore materiale su cui riflettere e in cui It rappresentava uno specchio deforme attraverso cui tutto filtrava. Il nuovo film tutto questo non lo fa manco per sbaglio, e anzi commette l'errore di voler buttare tutto sullo spavento facile, a cominciare dall'aspetto stesso di Pennywise, come già detto fin troppo mostruoso per inquietare e disturbare per davvero. Chi mai si avvicinerebbe davvero a un clown del genere? Viene così meno anche quella sensazione di ambiguità che il Tim Curry del vecchio It aveva tanto azzeccato. Esco dalla sala con mia figlia decisamente poco spaventata e ancor meno presa dalle vicende di un gruppo di ragazzini che sembrano conoscersi per finta e in cui lo shock più grande è derivato dalla morte del povero piccolo Georgie, di cui tanto già si sapeva. Ci rivedremo al secondo capitolo ci hanno detto nei titoli di coda: e questo si, mi spaventa davvero.

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