martedì 31 gennaio 2017

Arrival- un film di fantascienza con i piedi per terra


The arrival, film di Villeneuve (non il pilota) tratto da un racconto di Ted Chang, autore contemporaneo di racconti di stampo fantascientifico. Molti avevano azzardato paragoni eccellenti di questo film sin dalla scorsa mostra del cinema di Venezia, uno su tutti Contact di Zemeckis. Non proprio vero in realtà. Mentre Contact indagava su un contatto alieno verso il nostro mondo e nel contempo ci costringeva a stare col naso all'insù grazie alle continue scoperte e fascinazioni date da un universo ancora oggi totalmente sconosciuto al genere umano, The arrival si pianta ben bene con i piedi per terra, mostrando un primo contatto con gli alieni in visita alla terra da un punto di vista decisamente più umano, divenendo molto intimista nel suo svolgimento, e andando a toccare temi come l'incomunicabilità tra popoli diversi, non necessariamente alieni.
amy adams e il suo nasino a punta
Quello che colpisce della pellicola è il suo saper creare una suspence lenta ma costante, che trova il fine ultimo nella voglia non solo di sapere cosa vogliono questi visitatori ma anche come sono fatti e che intenzioni hanno: sono ostili o vengono in pace? hanno intenzione di restare? In campo scende la dottoressa Louise Banks (Amy Adams) linguista di fama mondiale assoldata dal governo per cercare di instaurare un dialogo con i visitatori alieni, possibilmente prima che ci riesca un altra delle 12 nazioni toccate dall'incontro ravvicinato. Il film gioca tanto su questi temi e mette in campo anche la diversa percezione del tempo che gli umani hanno rispetto al popolo alieno; questo aspetto sarà anzi cruciale per risolvere una situazione che, grazie anche alla consueta ottusità dei governanti delle varie nazioni, sta velocemente precipitando; e lo fa molto meglio di altri film, in maniera chiara semplice e cristallina, agli antipodi rispetto ad esempio Interstellar, dando modo allo spettatore di non perdersi in ragionamenti astrusi e complicati e di godersi tutto il resto. Purtroppo ci sono altre cose che non funzionano e che vanno a minare il giudizio globale di un opera altrimenti  quasi impeccabile. Una storia di fantascienza che si rispetti deve avere nella sua unicità il suo punto di forza: mettere personaggi alle prese con problemi derivati dal contesto fantascientifico e sociologico in cui si trovano a vivere; problemi e situazioni che senza il dovuto impianto fantatecnologico non sarebbero mai esistiti, e quindi strettamente legati al genere di appartenenza, e in cui i personaggi sono spesso chiamati a scelte morali difficili in cui lo spettatore/lettore può facilmente identificarsi. Questo aspetto manca totalmente a the arrival, e infatti ce ne rendiamo conto nel momento in cui si realizza che l'intera vicenda sarebbe stata raccontata con uguali risultati se al posto degli alieni ci fosse stata una sconosciuta tribù primitiva, perdendo di fatto il suo peso specifico di storia fantascientifica. Altra cosa che un po' mi ha infastidito è il suo essere a tratti troppo pomposo nel suo svolgersi, cioè di voler mostrare di essere un film in possesso di una verità superiore da mostrare a ogni costo. Un ultima curiosità tutta mia: chi si diletta di astronomia sa benissimo che a causa delle incolmabili distanze interstellari a cui potrebbe trovarsi un popolo alieno, le tecnologie necessarie per un eventuale incontro sono a tutt'ora inimmaginabili; quindi posto che l'intelligenza aliena abbia reso possibile loro di raggiungerci, stona un po' vedere come non abbiano trovato un modo di comunicare con noi un attimino più elaborato di una lavagnetta; certo la trama ti porta in parte a capire che gli alieni vogliono che gli uomini comprendano il loro linguaggio, intrinsecamente legato al dono che vogliono farci, ma resta comunque un po' di perplessità al riguardo. In ultima analisi i più cinici tra noi non potranno non notare che alla fin fine tutta la vicenda si può riassumere nell'equivalente interstellare del vicino che viene a suonarti perché sente puzza di gas e nel contempo ti chiede se hai un limone. In definitiva, bello ma non emozionante come dovrebbe e che, purtroppo, non ti da mai la sensazione di stare col naso all'insù; io direi quindi di lasciare da parte paragoni che lasciano il tempo che trovano.

7/10

1 commento:

  1. E' interessante il modo in cui hai recensito questo film, mi fai venire voglia di vederlo, così potrò darti un mio parere, Ciao Rosti

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