Prima o poi dovremo lasciare il nostro pianeta, sempre più povero di risorse per un genere umano in costante ed esponenziale crescita, incurante dei danni che arreca senza sosta al pianeta. Questa è una consapevolezza che la scienza ha affermato solo negli ultimi anni, ma che il cinema, e la fantascienza in generale, ha sempre avuto. Passenger parte da premesse simili, dove un umanità ormai tecnologicamente avanzata e matura ha cominciato a lasciare la terra, creando un business dove chi se lo può permettere ha la possibilità di ricominciare una nuova vita sulle colonie terrestri di pianeti extra-solari. Jim preston è uno dei 5000 passeggeri dell' Avalon, nave interstellare che trasporta i suoi ospiti verso un pianeta raggiungibile dalla terra in 120 anni e per questo addormentati in un sonno criogenico; tutto sulla nave è automatizzato, e nessuno dovrebbe svegliarsi prima dell'arrivo. Almeno fino a quando una scia di meteoriti colpisce la nave, provocando un guasto nella capsula di jim, che si risveglia con 90 anni di anticipo.Questo è l'interessante incipit del film, diretto da Morten Tyldum (The imitation game) e sembra di trovarsi davvero dalle parti di una sceneggiatura che possa indagare sulla psiche umana lasciata in completa solitudine in un viaggio interstellare; purtroppo il film questo aspetto lo accenna solamente, perchè il nostro Jim si troverà dopo un po' a condividere la sua esistenza a bordo con la giovane e bella Aurora Lane, virando bruscamente verso le parti di una love space story. Ma non è ancora finita, perchè verso la fine il film si lascia andare all'azione più spicciola e tipicamente holliwoodiana, forse per abbracciare una più vasta gamma di spettatori; ed è un vero peccato, perchè questa schizofrenia registica va ad intaccare un film dal grande potenziale, a cominciare dalla notevole estetica di cui è dotato, con un design della nave adeguatamente futuristico e asettico, e scorci di galassie e stelle supermassive dal sicuro impatto. A primeggiare in questo senso non può essere altro che il Kubrickiano androide barman, omaggio al più famoso mr. Grady di Shining, che fa da coscienza ai due unici passeggeri svegli. Peccato inoltre che non si siano approfondite le motivazioni che hanno portato i due protagonisti a lasciare la terra, e soprattutto come quel dilemma morale grosso come una casa, e che fa da motore a tutta la vicenda, venga poi praticamente messo da parte in poco tempo. Forse per far spazio alla suddetta azione, utile magari a non rendere il film troppo intelletuale per un pubblico generico. Il film, va detto, scorre via in maniera gradevole e divertente, senza mai annoiare, ma resta il sapore amaro di un occasione sprecata; un occasione che poteva portare questo film a lasciare un impronta davvero importante nel panorama cinematografico fantascientifico, ma che invece si accontenta di abbracciare un pubblico più eterogeneo possibile, finendo cosi per essere un prodotto poco più che discreto.
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| salve jack |


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