venerdì 19 maggio 2017

The evil Within - tra Resident evil 4 e Silent hill



Altro titolo giocato e finito in differita, stavolta solo di due anni e mezzo (!). Fin dalla sua uscita sul finire del 2014 non vedevo l'ora di provare questo gioco, che vede il ritorno di Shinji Mykami , il papà di  Resident evil, al timone di un nuovo progetto dopo parecchi anni. Questo titolo mi ha saputo immedesimare e angosciare come non mi succedeva da anni; anzi, non credo di aver mai giocato a nulla di così disturbante e malato, forse nemmeno con la saga di Silent hill, che per certi versi preferisco, ma non è questo il punto.




The evil within è il perfetto punto d'incontro tra i due giochi citati nel titolo: da resident evil 4 prende l'impostazione di gioco, a cominciare dall'inquadratura posta alle spalle del personaggio, da silent hill prende invece le atmosfere malate e opprimenti. Questo gioco ci mette al comando di un detective della polizia di Krimson city, Sebastian Castellanos, mandato a indagare su un omicidio di massa avvenuto nell'ospedale psichiatrico beacon hospital insieme ad altri due colleghi. Inutile descrivere trama e dettagli di un gioco uscito ormai due anni fa, quindi passo subito alla mia personale esperienza. Questo gioco mi è piaciuto moltissimo, è tutto quello che non sono più stati i capitoli di resident evil dal quinto in poi, ed è quello che mancava al genere dei survival horror da un bel po' di anni. Molti si sono lamentati della sua eccessiva difficoltà, portando tanti ad abbandonare l'avventura senza finirla; io l'ho giocato a difficoltà standard, per abitudine gioco sempre al livello di difficoltà impostato dagli autori del gioco, e devo dire che il gioco risulta sì essere davvero ostico, ma a dire il vero nulla che un po' di perseveranza e pazienza non possa risolvere. Il punto è che chi ha approcciato il gioco armi alla mano si è visto sopraffare più e più volte, ma è come cercare di mangiare il brodo con una forchetta: è decisamente l'approccio sbagliato. Il gioco ci mette nei panni di un protagonista sopraffatto non solo numericamente dai nemici, ma anche dagli eventi della sua vita personale, e questo si traduce in un personaggio lento e poco incline alla corsa, nonostante la sua risolutezza. 

Quindi il gioco da modo di approcciare i combattimenti in modo molto tattico: i nemici possono essere attirati per farli cadere in trappola, oppure farli accalcare in un punto e cercare di eliminarne il più possibile con una delle (rare) granate a disposizione, o ancora usare il fuoco su dei cadaveri situati in punti strategici sperando che attecchisca anche sui nostri inseguitori. Inoltre una volta trovata la balestra il ventaglio di possibilità strategica si allarga notevolmente, mettendo a nostra disposizioni dardi esplosivi, congelanti, accecanti e perforanti e dando agli scontri ancora più varietà tattica. Inutile quindi darsi a corse disperate con le armi in pugno, il gioco ci fa capire con le cattive che se si vuole andare avanti bisogna muoversi nell'ombra con intelligenza e pazienza; questo ovviamente nei limiti di un gioco comunque action per quanto survival, niente derive alla raimbow six ovviamente. Qualcuno ha avuto il coraggio di finirlo alla massima difficoltà disponibile, e non oso immaginare che incubo sia; per quanto mi riguarda non sono ancora dedito al sadismo videoludico, mi basta avere una buona sfida, che mi diverta e mi faccia appassionare alle vicende narrate, senza eccessivi patimenti: quindi se io l'ho terminato non può essere davvero così difficile come si dice in giro.

 La cosa comunque che più ho apprezzato in questo gioco sono le sue ambientazioni, che danno sempre un senso opprimente di insicurezza, anche in luoghi in cui si è da soli; ma ancor di più ho apprezzato oltremodo la sua "regia", cioè il fatto di essere davvero al centro di un incubo, e quindi può succedere che  nel mentre si attraversa un corridoio all'apparenza pacifico, all'improvviso delle braccia che sbucano nel pavimento ci trascinano in un vero e proprio inferno e dopo un po' magari ci svegliamo in un lindo letto di ospedale per poi vedere dopo un attimo di nuovo tutto in decadenza. Magnifico, il gioco è tutto così, dall'inizio alla fine, tirando le fila di una trama che ho trovato interessante e ben raccontata, per quanto molto criptica. Molto interessante inoltre il continuo utilizzo di oggetti simbolici, che hanno dato vita a innumerevoli teorie sulla intera storia. Ci sono gli specchi che, una volta rotti, ci permettono di accedere ad una versione tranquilla e pacifica (ma nondimeno inquietante) di un ospedale; un inquietante quanto bella infermiera che sembra sapere più di quello che dice; cervelli ovunque e un lontano faro da raggiungere; e tanto altro ancora, da analizzare e incastrare nella trama..

 Ci sono momenti in cui è possibile riconoscere la cifra stilistica di Mikami in persona: ad un certo punto del gioco dobbiamo attivare un ascensore, e una volta fatto, aspettare il suo lento arrivo. Io sapevo già che sarebbe sbucato un dannato mostro immortale a cui sarei dovuto sopravvivere nell'attesa dell'ascensore, sono cose a cui il buon Mikami ci ha abituato sin dai tempi dei primi capitoli di resident evil e che io sinceramente adoro; è il suo stile, come andare al cinema a vedere un film di un regista che ci piace e trovare in molte scene il suo consueto stile, anche con la riproposizione di inquadrature e situazioni. Ho giocato il titolo su ps3, e sono del tutto soddisfatto, il gioco graficamente merita molto e io sono uno che non fa della conta poligonale un elemento imprenscindibile, mi basta che tutto fili liscio senza eccessivi problemi, e che soprattutto l'art direction sia ispirata, come in questo caso. 

In definitiva un gioco che ho adorato, che mi ha spinto a fare le ore piccole e che mi invogliava a non smettere mai, preso com'ero dalle vicende narrate. Un piccolo accenno ai tre DLC disponibili: con pochi spiccioli ormai si possono prendere tre avventure collegate alla trama principale e che aggiungono interessanti punti di vista e retroscena sui personaggi invischiati nella vicenda e le loro motivazioni.

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