giovedì 25 maggio 2017

Virginia - tra cinema e videogame




Virginia si può tranquillamente definire il primo vero tentativo riuscito di film interattivo della storia. Negli anni novanta in molti provarono a portare il cinema nelle nostre console, usando addirittura attori reali per un gran numero di filmati, da sbloccare con azioni contestuali e previste dal gioco; questo per mandare avanti una trama che quasi sempre era un mero pretesto per mettere in scena sequenze dal taglio pseudo cinematografico. Spesso ne veniva fuori un pastrocchio indigesto sia agli appassionati dei videogiochi che ai cultori del cinema. Per un motivo in particolare: non parlavano il linguaggio proprio del Cinema e al contempo snaturavano il Videogioco con meccaniche mediocri.


il rosso è un colore predominante in molte scene
Il tutto si limitava a scene recitate (male) da attori in carne e ossa, senza una regia ben precisa, da mandare avanti con modestissime azioni di gameplay proprie del medium videoludico. Virginia invece sembra aver trovato il modo giusto di fare ciò che si è prefisso: raccontare una storia matura e dal sapore profondamente cinematografico tramite il linguaggio visivo proprio del cinema, usando il videogioco come mezzo per esporre la propria storia, senza che il lato giocoso venga inserito a forza in un contesto in cui sarebbe ampiamente forzato. Il gioco ci vede nei panni dell'agente dell' FBI Anne Tarver, impegnata insieme ad una collega nelle indagini riguardanti la sparizione del piccolo Lucas dalla cittadina di Kingdom, in  Virginia. Virginia è un racconto che ci porta a scavare nelle vite di personaggi ambigui e inquietanti, di oscuri segreti familiari e situazioni disturbanti, in un contesto dalle tinte fosche e oscure (e rosse) dove quasi tutti hanno un segreto da nascondere. Il gioco si apre con i titoli di testa che portano al nome del "regista" e poi al titolo, come in un film, con atmosfere che prendono a piene mani da saghe quali Twin peacks e in generale dallo stile cinematografico di David Lynch. Tutto il gioco è disseminato di omaggi e sentori di un certo tipo di cinema, e in questo gli autori del gioco dimostrano di essere molto esperti della materia trattata.

La nostra partner: anche lei ha segreti nascosti?
Anche l 'accompagnamento sonoro è fortemente debitore del tema principale di Twin peacks con un arrangiamento originale che definire sublime è dir poco. Il tema principale, che ascoltiamo per la prima volta nella bellissima scena del pub, è davvero raffinato e magnetico; il tutto è infatti eseguito dall'orchestra filarmonica di Praga, e si sente. Virginia mette in primo piano una storia da narrare, e soprattutto la maniera in cui raccontarla; quando dico che è il primo vero film interattivo della storia è proprio perchè viene posto in primo piano e sopra ogni altro elemento lo stile in cui si è deciso di portare avanti la trama. E addirittura riesce a farlo senza alcun dialogo, demandando ai gesti e alle espressioni dei personaggi il compito di rendere chiaro ciò che succede e le loro emozioni. La potente regia si avverte in particolare nei momenti in cui qualsiasi altro gioco la mette da parte. Faccio un esempio: se in qualsiasi altro gioco siamo seduti in un bar e poi la storia ci porta a dover andare in un altro luogo, tipo una casa, la scena si svolge tipicamente così: ci alziamo, usciamo dal locale per entrare in auto, percorriamo tutta la strada che ci separa dall'obiettivo e magari nel frattempo possiamo intraprendere anche altri compiti, poi una volta arrivati scendiamo dall'auto e nel caso facciamo anche le scale che ci portano fin dentro l'appartamento. In virginia no, è il cinema a dettare i suoi tempi; quindi la scena cambia, e ci vede seduti al tavolino del bar, con magari l'inquadratura che si focalizza in un qualche punto e poi stacco, siamo al volante della nostra auto, pochi chilometri e altro stacco, stiamo camminando in un corridoio che ci porta infine a destinazione. 


la grafica è minimalista ma molto efficace
Tutto questo è magnifico da vedere e al contempo straniante, una tecnica narrativa mai vista altrove. Io la trovo fantastica, ovviamente per questo tipo di "gioco". Ci sono stati giochi in questi ultimi anni dalla trama potente è ben scritta, ma alcuni di essi sembravano gridarti forte in un orecchio le emozioni che dovevi provare in determinate scene; sembravano proprio dirti: " ecco, qui devi piangere. Piangi altrimenti sei un mostro. Ok, ora qui puoi rilassarti, anche ridere un po' se ti va. Qui invece devi avere paura. Spaventati. Di più". Quando percepisco questa cosa, che sia in un film o in un videogioco, mi crolla tutto il castello, per quanto ben costruito possa essere. In virginia questo non succede: il gioco si lascia solo guardare, non impone nulla. Sta a noi e alla nostra sensibilità cogliere determinate sfumature, e reagire nella maniera a noi più consona: si può essere presi dalla malinconia di fondo, o essere spaventati dal contesto sfuggevole e offuscato della storia, o ancora si può prendere tutto alla leggere e riderne. A noi, e alle nostre istintive emozioni, la scelta. A fare da contraltare bisogna dire che il gameplay è ridotto all'osso: nessun inventario o oggetti da raccogliere, nessun enigma, nessuna esplorazione, solo il fatto di dover guidare il nostro personaggio, con visuale in soggettiva, verso i punti di interesse per progredire nella storia: il fine ultimo è quello di cogliere ogni particolare che ci viene posto di fronte e incastrarlo in un mosaico di eventi fino a cercare di chiarire la fumosa e a tratti surreale vicenda. Non si fa altro, è esattamente come guardare un film, ma senza l'intralcio di un gameplay mediocre messo lì apposta solo per giustificare il fatto di essere un videogioco. Chi da un titolo cerca divertimento e azione, o anche solo un accenno di gameplay resterà sicuramente deluso; chi invece ama perdersi in luoghi dalla forte atmosfera per sentirsi raccontare una bella storia allora ne sarà rapito.

il gioco "omaggia" anche con alcuni stereotipi del cinema americano
 Ma il punto non è questo; il fatto è che chiunque dovrebbe provare questo titolo almeno una volta, anche gli amanti dei giochi action o sandbox, proprio in virtù dell'unicità del titolo in questione e dello stile unico in suo possesso. In fondo per terminare l'avventura ci vogliono all'incirca tra le due e le tre ore; più che sufficiente per raccontare una vicenda ben scritta e senza punti morti, proprio come un bel film. Molti lo hanno bollato come l'ennesimo walking simulator, ma io credo sia errato definirlo tale: nei walking simulator l'azione principale è camminare liberamente negli scenari in cerca di oggetti o persone che mandino avanti il racconto, ma manca totalmente una "regia". Virginia offre un punto di vista che non è il nostro, ma è quello dell'autore del gioco che, come un regista di un film, decide lui cosa farci vedere, e come e quando, con un forte taglio autoriale. La trama è ostica è complicata da capire, ma non credo (come alcuni sostengono) ci siano buchi di sceneggiatura; bisogna stare solo attenti ad ogni minimo particolare e magari giocarlo più di una volta, per meglio comprendere alcuni eventi. Io l'ho terminato due volte e sono riuscito a chiarire quasi ogni aspetto dell trama e le motivazioni dei personaggi; e questa è una cosa che adoro quando mi succede: sono due giorni che penso e ripenso alle vicenda vissute in virginia, ai propri personaggi, ai luoghi visti e alle bellissime musiche. Questo per cercare di mettere ogni minimo dettaglio al proprio posto. In un mercato dove esistono miriadi di prodotti, tra film e videogiochi, che una volta finiti ce ne si dimentica istantaneamente, credo che sia un gran bel risultato.


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