mercoledì 5 aprile 2017
Legion - un occhio alla prima stagione
Settimane fa avevo già scritto dell'ottima impressione che mi aveva lasciato il primo episodio di questa serie. Ora che siamo giunti alla fine, il giudizio entusiastico non può che estendersi a tutta la stagione. Legion è una serie unica. Non troverete nulla di simile da nessun altra parte; ed è incredibile che una serie basata su un personaggio secondario dei comics marvel riesca a fare questo.
Il suo segreto risiede nella forte impronta autoriale che è impressa in ogni episodio: Legion è infatti prima di tutto una serie con una sua precisa impronta registica e un suo carattere peculiare e unico, e solo in un secondo momento si parla di poteri e mutanti. Tutto il mondo supereroistico nel quale i personaggi si muovono è certamente presente, ma non diviene mai preponderante e asfissiante, lasciando così i personaggi, e il regista e gli sceneggiatori, liberi di portare su schermo le loro visioni. E che visioni. Sin dal primo episodio questa serie è un tripudio di scene memorabili, non tanto per ciò che ci viene mostrato, ma per come viene messo in scena. Si viene costantemente sbalzati dal mondo astrale e onirico di David, con il suo setting ora a tinte horror ora drammatico, a ciò che resta fuori, la cosiddetta " realtà " , con i suoi colori e le sue mode anni 70', pur essendo ai nostri giorni.
Nel corso delle puntate si assiste ad un crescendo di eventi che ci portano ad indagare nella psiche di David, quasi assumendo il tono di un thriller, scoprendo sempre più particolari della sua vita passata e approfondendo anche tutti gli altri personaggi, che acquistano sempre più spessore e vitalità. Le scene in cui il mostro che attacca David dall'interno della sua mente sono delle piccole perle dal sapore horror; inquietanti tanto visivamente, con predominanza del colore rosso, che a livello acustico, con il preannunciarsi della presenza con un disturbante effetto sonoro. Molti sono gli omaggi cinematografici presenti nelle varie puntate, da Kubrick a Dario Argento fino a Tim Burton. Nelle ultime due puntate abbiamo assistito a messe in scena davvero incredibili e suadenti: nella settima ad esempio, la scontro con il signore delle ombre viene mostrato sotto forma di una lunga sequenza da cinema muto in bianco e nero, con tanto di schermata con i dialoghi; questa scena inoltre è interpretata magistralmente da una Aubrey plaza (Lenny) che sembra uscita da un incubo di Tim burton. Sempre nella settima puntata viene spiegata la presenza del demone nella psiche di David con un artificio davvero geniale: dei disegni a gessetto animati su una enorme lavagna.
Tra tutti gli episodi l'ultimo è quello più canonico e regolare, più in linea con le serie ambientate nel mondo dei supereroi. Vediamo la genesi di un nuovo, e vecchio, nemico; vediamo lo scontro tra le fazioni in gioco e addirittura il classico finale che lascia aperta tutta la questione. Ma anche in questo caso l'impronta del regista diviene forte: vediamo sì la genesi come villain di un nemico già visto nelle precedenti puntate, ma con un lato umano che lascia spiazzati. Il nemico, in fondo, ha anch'egli la propria vita al di fuori del lavoro, fatta di affetti che ti aspettano a casa la sera e di giornate normali. Proprio questo lato umano lascia intendere un certo rispetto e "non odio" tra le rispettive parti che potrebbe avere interessanti ripercussioni future. L'ultimo episodio ha anche l'onere di ospitare la prima scena post titolo di coda per un serial tv, che lascia intravedere possibili sviluppi per una seconda, già confermata, stagione. Questa serie è in grado di costruire e decostruire continuamente, ma senza lasciare perso lo spettatore, destando un costante interesse in ciò che si guarda; una serie che può permettersi di spiazzare continuamente, forte di una costruzione narrativa e, soprattutto, scenica, davvero eccellenti. In definitiva, una serie che tutti dovrebbero vedere, non solo gli appassionati dei fumetti marvel, e anzi forse chi non è avvezzo al mondo cartaceo sarà piacevolmente sorpreso, forse ancor di più.
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