C'era una volta un genere che negli anni 80' e 90' imperava nelle sale giochi di tutto il pianeta, e il cui successo si è protratto fino alle soglie del 2000: i picchiaduro a scorrimento - o beat em up -. Molti dei suoi esponenti godono ancora di grande fama: Double dragon, Final figth, Golden axe, Cadillac and dinosaurs, e altri sono ancora vivi nei ricordi di chi ai tempi ha speso più di una paghetta settimanale nei cabinati che li ospitavano. Spesso rientravano nei desideri di chi non vedeva l'ora che uno di quei titoli venisse convertito per il proprio sistema di gioco casalingo, fosse esso una console o un home computer. Double dragon fu ad esempio convertito per la quasi totalità dei sistemi dell'epoca, con risultati però non sempre ottimali; Final figth invece divenne il sogno di molti concretizzatosi nella eccellente versione per Super nintendo.
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| il gioco si autocitava nel bar del primo livello: notare il cabinato del primo episodio, in realtà mai esistito |
Poi c'erano quei titoli nati direttamente su console, come esclusiva, e che non erano trasposizioni di titoli da sala: la saga di Streets of rage ( Bare knukle in giappone) era uno di questi. Il primo capitolo, pubblicato su Mega drive nel 1991, fu accolto molto bene, ma la sua consacrazione a mito indelebile del catalogo della console sega arrivò con il secondo capitolo rilasciato nel 1992; la differenza che intercorreva tra i due poteva paragonarsi a quella ravvisabile tra il primo e il secondo episodio di Street figther: troviamo infatti in primis un maggior numero di personaggi selezionabili, che da tre diventano quattro ( ritornano il biondo Axel, Blaze la ragazza del gruppo e Max il wrestler, mentre Adam viene sostituito dal fratellino Skate) maggiori nemici da affrontare e grafica migliorata in tutto, dai personaggi principali, ora perfettamente riconoscibili e ben caratterizzati, agli avversari, più variegati e meglio animati; anche gli sfondi subirono un massiccio restayling e la colonna sonora diventava ancora più incalzante e diversificata nel corso dei livelli, con ognuno il proprio accompagnamento sonoro. Ma il meglio di se in questo gioco veniva dal gameplay e dalle tecniche di combattimento a disposizione dei giocatori, con un numero davvero corposo di combinazioni diverse per ognuno dei personaggi selezionabili, nonostante i soli tre tasti in dotazione al pad della console di Sonic: uno per il salto, uno per l'attacco semplice, e uno per la mossa speciale. Tutti dotati di un proprio stile personale i protagonisti dell'epopea delle strade della rabbia vedevano in Axel il personaggio dal maggior numero di mosse e quello più equilibrato nei parametri, Blaze, la ragazza del gruppo, un po' meno forte ma più veloce e dotata di un salto migliore, Max lento ma dalla potenza fisica devastante e dal buon numero di tecniche, e Skate al contrario veloce ma poco resistente. Il variegato gruppo di combattenti aveva come missione quella di liberare il loro amico Adam, lo stesso selezionabile nel primo episodio, dalle grinfie del criminale mr.X, lungo un viaggio formato da otto livelli dalla difficoltà crescente, disseminati, oltre che da nemici pronti a farci la pelle con ogni mezzo possibile, anche da oggetti da raccogliere e usare per attaccare, come spranghe di ferro, coltelli e Katane (niente armi da fuoco, nonostante tre dei protagonisti fossero agenti di polizia....logico no?), e dagli immancabili clichè del genere come mele e polli nascosti nei bidoni della mondezza (?) utili a ripristinare la barra della vita. Tutti potevano usare tecniche speciali dalla forza maggiore ma che consumavano un po' di vita, utili nelle situazioni in cui si veniva accerchiati da troppi nemici incavolati. Altra caratteristica era la possibilità che i personaggi giocanti avevano di potersi colpire tra loro, costringendo i players a fare attenzione a non colpire l'amico. Un' altra cosa bella erano i boss di fine livello, davvero ben caratterizzati e vari: si andava dal barman manesco del primo livello ad un tipo svolazzante in jetpack, a quello che sembrava il figlio illegittimo tra Blanka e Alien fino ad un emulo di Ultimate Warriror per arrivare poi a pugili falliti e mafiosi con tanto di mitra e tirapiedi ninjosi. Tutto questo in una piccola cartuccia del 1992 era davvero un miracolo e avere un gioco del genere tra le mura della propria cameretta poteva essere motivo di forte invidia tra i banchi di scuola. Personalmente ritengo questo gioco il miglior esponente di un genere che ormai non esiste più: oramai le sue meccaniche sono state da anni inglobate in giochi che hanno tramutato un intero genere videoludico in una caratteristica di mondi molto più variegati e dalle molteplici possibiltà: si pensi ad esempio ai vari Shenmue, Yakuza, Sleeping dogs, o GTA. La sua natura esclusivamente casalinga ha fatto sì che la saga di Streets of rage non sia mai diventata famosa come quella di Final Figth ad esempio, consegnando a quest'ultimo, col tempo, la palma di miglior esponente del genere, ma è innegabile che per varietà di situazioni, numero di personaggi e gameplay il vero vincitore della categoria in realtà è sempre e solo stato messo un po' in disparte.
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| una bella e civile riunione di condominio |


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